Il malato immaginario

Lo Spettacolo

Nel capolavoro che Molière fece debuttare nel 1673, Argante è un facoltoso
ipocondriaco che si affida ciecamente a guaritori, ciarlatani, parassiti che si fanno
pagare a peso d’oro per impiastri, polveri, decotti destinati a guarire malattie
inesistenti. Ossessionato dalla paura delle malattie e della morte, il poveretto pende
dalle labbra del primo lestofante che riesca a incantarlo: oltre a queste e all’insensato
amore per la sua scaltra seconda, null’altro gli interessa. Non le sagge parole di suo
fratello, non il senso pratico della fantesca, né tantomeno le pene amorose di sua figlia
Angelica. Nella commedia, Argante rinsavirà e saranno, alla fine, tutti felici e
soddisfatti.


Il nostro Argante è l’esatto opposto del protagonista molièriano: è cioè convinto di
essere sano come un pesce, ma è malato, eccome. “Siete malato qui, nella zucca”, gli
rivela suo fratello Beraldo.
Cosa è successo al Malato Immaginario, dopo più di tre secoli dalla sua prima
apparizione?
È diventato un nostro contemporaneo, un uomo del nostro tempo: conosce la vita
attraverso il filtro dei social network di cui è utente compulsivo, non ha bisogno di
passare al vaglio critico ciò che gli viene proposto come realtà. È preda di ossessioni,
piccole nevrosi, scatti d’ira e d’entusiasmo quasi sempre immotivati e fondati sul
nulla.


In scena, accetta di dialogare con due schermi su cui si alternano due attori che
sfacciatamente assumono e smettono identità fittizie, trascinandolo in una vicenda
sconclusionata e ridicola.
Nel frattempo non stacca gli occhi da tablet, smartphone e notebook, arrivando a
chattare col pubblico, postare foto e commenti su una pagina facebook, senza mai
smettere di recitare le battute del copione.
Si crea da solo le condizioni ideali per perdere il senno, insomma.
I matti delle barzellette si travestono da Napoleone: il nostro facebook addicted entra
nel costume secentesco del Malato Immaginario e trova finalmente la sua dimensione.

Dalla rassegna stampa:

“Il problema principale di Argante, […] è la comunicazione: l’ansia di voler essere presente, sempre; di partecipare a tutto ciò che passa il convento. Impossibile raggiungere qualunque ‘verità’ e verifica sulla veridicità di ciò che gli altri pensano di noi. Tutto ciò resta ‘fuori’, nel ‘mondo di fuori’ rappresentato da una videocamera che guarda il via vai di gente in una piazzetta di città. […] Meraviglioso il finale quando, terrorizzato dalla solitudine, ad Argante non resta altro che accettare il ruolo attribuitogli e diventare, come da bozzetto, un Malato Immaginario che porta via però il suo set di costosa tecnologia pronto a ributtarsi nelle mani di altri truffatori.”

Elisabetta Gola diario24notizie.com

“Scattare foto, caricarle online, socializzare a ogni costo e reclamare attenzioni? Appare originalissima, per soluzioni e contemporaneità, la nuova chiave di lettura di Molière data dal Teatro Impossibile guidato da Elio Arthemalle. […] L’invito a cliccare “mi piace” come segno di esistenza e consenso, è una regola e al contempo una patologia che rientra nella riflessione sul comunicare innestata nella drammaturgia”.

Manuela Vacca
L’unione Sarda

“Il sapiente dosaggio di comicità e ironia umanizza anche quel continuo ripiegarsi su se stesso, il suo allontanamento dal mondo, quasi a volercelo far sentire meno ostile l’ipocondriaco, più ordinario e complicato insieme, più uomo del nostro tempo.”
Gianna Lai democraziaoggi.it

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